Prevenzione

La prevenzione dei Disturbi del Comportamento Alimentare

Gli interventi di prevenzione vengono solitamente suddivisi in primari, secondari o terziari in base al momento in cui si agisce, ovvero prima dell’insorgenza della malattia (prevenzione primaria), alle prime avvisaglie di sintomi (prevenzione secondaria) o quando il disturbo è conclamato (prevenzione terziaria). La prevenzione terziaria coincide, a dire il vero, con il trattamento vero e proprio del disturbo. Di seguito viene illustrata una tabella in cui sono riassunti scopi e modalità dei diversi tipi di intervento in funzione del tipo di prevenzione.

Tipi di prevenzione Scopi Mezzi
Prevenzione primaria Ridurre o eliminare i fattori di rischio che contribuiscono a sviluppare il DCA Educazione Sensibilizzazione Informazione
Prevenzione secondaria Ridurre la morbilità e il cronicizzarsi del DCA Identificazione precoce delle persone a rischio
Prevenzione terziaria Trattamento delle persone con DCA ormai conclamato e prevenzione delle complicanze Trattamento e riduzione dei sintomi

 E’ possibile una prevenzione primaria dei Disturbi Alimentari?

Molti studiosi di disturbi dell’alimentazione si sono chiesti se prevenire i Disturbi del Comportamento Alimentare sia possibile. Sono molti i quesiti sulla possibilità di prevenzione e non sono univoche le risposte. Nonostante i numerosi ed approfonditi studi nel campo dei Disturbi del Comportamento Alimentare e delle possibili cause ciò che è noto è che non esiste una singola causa e che più fattori concorrono a predisporre, precipitare/scatenare e poi perpetuare il disturbo (vedi Modello Multifattoriale). La conoscenza eziologica (delle cause) si sta perfezionando ma ancora non è esaustiva. Dal punto di vista della prevenzione primaria quindi, si pone un limite: si può intervenire sui fattori noti ma non si può intervenire sui fattori non ancora conosciuti. Inoltre, rispetto ai fattori noti, vanno divisi quelli sui quali è possibile intervenire da quelli sui quali, al momento attuale, non è ancora possibile intervenire. Per esempio, si può provare ad intervenire sulle pressioni socioculturali alla magrezza che possono indurre spingono ai comportamenti di dieta (uno dei più potenti fattori di rischio) ma non è possibile intervenire su fattori genetici , fattori di personalità o fattori familiari.

La prevenzione è efficace?

Alcuni autori credono che dare informazioni sui Disturbi dell’Alimentazione possa essere addirittura controproducente e dannoso. Il rischio può essere quello di indicare a quei ragazzi che vivono un momento di difficoltà o di disagio la “via di sfogo”, una via che viene seguita attraverso processi di imitazione e di identificazione (ricordiamo che per alcune persone l’anoressia e, in misura minore la bulimia, sono condizioni idealizzate). Per questo motivo è bene diffidare di programmi preventivi basati solo sull’informazione nei riguardi di questi disturbi. Al contrario, molti studi hanno invece appurato che interventi che stimolino la discussione e lo sviluppo di un maggior senso critico nei confronti dei messaggi dei mass-media possono essere utili. Questo tipo di interventi non si occupano esclusivamente di Anoressia e Bulimia Nervose, ma comprendono anche le diverse problematiche adolescenziali (soprattutto problemi col corpo, l’autostima e le difficoltà interpersonali) e si occupano di identificare ed eventualmente modificare nozioni e convinzioni errate, spesso radicate nei giovani. Risulta importante valutare l’efficacia dei programmi preventivi. Solo recentemente sono stati messi a punto alcuni programmi di prevenzione la cui efficacia non è però ancora accertata. Tali programmi vengono in genere svolti a livello scolastico e prevedono in genere la discussione di problemi legati all’alimentazione e delle loro conseguenze o, più in generale, di problemi legati alla crescita e alla adolescenza. La prevenzione secondaria Esiste poi un altro tipo di prevenzione, detta “secondaria”, che ha lo scopo di identificare i casi il prima possibile rispetto all’insorgenza del disturbo, poiché è stato appurato, a livello clinico, che un trattamento intrapreso nelle prime fasi della malattia è molto più efficace. Non sempre tuttavia, soprattutto nelle prime fasi di malattia, l’adolescente con un problema di alimentazione ammette di avere bisogno di aiuto. Anche a questo livello è quindi importante una sensibilizzazione dell’ambiente: a partire dai giovani stessi, dalle famiglie e dagli operatori scolastici.

Per prevenire a livello secondario è necessario    

▪ Aumentare la consapevolezza e la capacità di riconoscimento dei Disturbi dell’Alimentazione nei medici di medicina generale e nei medici specialisti

▪ Aumentare le capacità di riconoscimento dei Disturbi dell’Alimentazione nella scuola e nella famiglia

▪ Migliorare la comunicazione tra le diverse istituzioni (famiglia-scuola-sanità)

▪ Creare le condizioni per facilitare la richiesta di aiuto